Anastasia (Bielorussia): Trauma complesso arto


Anastasia Hrymovich era venuta in Italia per la prima volta insieme ad un gruppo di bambini provenienti dall’orfanotrofio bielorusso di Zhodino, invitati da un gruppo nato all’interno dell’Oratorio di Merone e ospitati presso alcune famiglie del paese. Il tempo è passato e, per una lunga serie di circostanze, Nastia (come tutti la chiamano), dopo quell’estate, non è più riuscita a tornare in Italia, a Merone, dalla famiglia che sempre la aspettava e dagli amici che non hanno mai smesso di ricordarla. Poi, una sera del mese di agosto del 2012, accade l’irreparabile. Nastia, con un suo amico, sta tornando a casa, camminano al bordo di una strada a scorrimento veloce scarsamente illuminata. Purtroppo per arrivare alla sua casa, situata in un piccolissimo villaggio dell’hinterland di Borisov, non ci sono altre alternative, se si perde l’ultimo bus che passa nel tardo pomeriggio. I due vengono travolti da una macchina; Nastia lotta per mesi tra la vita e la morte e il suo amico perde la vita.
La “famiglia” italiana di Nastia e i suoi amici impiegano un anno per venire a conoscenza della gravità dell’incidente, delle tante ferite riportate, delle vistose cicatrici su tutto il corpo e delle conseguenze: la perdita completa della mobilità del braccio sinistro e di parte del destro. A seguito di una visita in Bielorussia alcuni ragazzi di Merone incontrano Anastasia e si rendono conto di persona di quanto accaduto e della grave situazione in cui si trova. Inizia allora, nell’agosto 2013, a mettersi in moto una macchina lenta ma inesorabile per sottoporre Nastia ad intervento chirurgico in Italia. Nel gennaio 2014 riesce ad arrivare a Merone, viene visitata dagli specialisti del reparto di Chirurgia della mano dell’Ospedale S. Gerardo di Monza, ma non si può intervenire per mancanza dei permessi e dei fondi necessari. Grazie all’intervento del dott. Nespoli e della Do it for Children ONLUS il 19 marzo 2015 Nastia finalmente riesce ad atterrare all’aeroporto di Malpensa e il 26 marzo viene operata nel reparto di Chirurgia Plastica del “San Gerardo” di Monza. “Dobbiamo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato in questo primo traguardo. Non è stato facile farsi rilasciare dall’ambasciata un visto per cure sanitarie che autorizzi una operazione chirurgica all’estero – racconta la ragazza. - Ringrazio innanzitutto il dott Cristiano Fusi, medico fisiatra, che per primo mi ha dato una speranza, alle onlus che si sono fatte garante dell’iniziativa, ai medici del reparto di chirurgia della mano dell’ospedale San Gerardo e ai miei “genitori italiani”, sempre disponibili ad accogliermi e a sostenermi con il loro calore e affetto”. Il percorso di Nastia è ancora lungo: dopo l’operazione, la aspettano tre settimane di blocco completo della mobilità dell’arto, e poi due mesi di riabilitazione. Ma Anastasia anche nelle più grandi difficoltà che ha dovuto affrontare non ha mia perso il sorriso, e sicuramente, con l’aiuto dei suoi cari e di tutti gli amici che fino ad ora l’hanno sostenuta, anche questa volta uscirà vincitrice.